"Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere." Dichiarazione Universale Dei Diritti Dell'Uomo, art.19.
A più di tre mesi dalla prima installazione Linux Mint è diventato il mio SO.
Tutto ciò che serve, hardware e software, funziona per il meglio.
Libero da Windows e Mac Os mi sento leggero.
Nel corso di questi mesi ho aggiornato all’ultima versione (7) con facilità e rapidità, aiutato dal preventivo backup della mia home directory.
L’unico ostacolo incontrato è stata la configurazione dell’audio multicanale che non è automatica e richiede qualche minuto in più. Ma in rete c’è tutto per tutte le esigenze: la comunità degli utenti e sviluppatori Linux è il vero plusvalore di questo SO.
Lo sciame è rimasto 2 giorni. Il grosso è ripartito lasciando una cinquantina di api che, immagino, stiano nutrendo una delle larve con pappa reale per fare una nuova regina.
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Ho deciso: passo definitivamente al SO libero: Linux.
Nel corso degli anni ho provato varie distribuzioni che ho poi abbandonato avendo sempre verificato una certa immaturità con conseguente difficoltà a far andare le cose.
Ora ho installato una distro della discendenza di Debian ovvero Linux Mint.
L’ho scelta perchè ecletticamente contiene anche drivers proprietari e non costringe alla acrobazie di configurazione che altre, più “pure”, distribuzioni richiedono. (In effetti qualcosina ho dovuto smanettare per l’audio multicanale e il riconoscimento di un vecchio scanner SCSI Apple)
Ora ho un sistema pienamente operativo, stabile, senza virus, configurabile in ogni aspetto, con migliaia di applicazioni open source a disposizione. Ne vale la pena.
Nello speciale di Che tempo che fa di Fabio Fazio dedicato a Fabrizio De André dell’11 gennaio, decennale dalla morte, si sono esibiti grandi nomi della musica italiana. Tiziano Ferro ha cantato LePassanti, brano tratto da una poesia del francese Antoine Paul.
La canzone originale fu incisa da Georges Brassens nell’ottobre 1972.
Lepassanti Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c’era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.
A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l’hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.
Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l’unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.
A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.
Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.
Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.
Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le bellepassanti
che non siamo riusciti a trattenere. .
Nella stessa serata, dalla collina di Spoon River… Jovanotti canta “Il suonatore Jones”